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martedì 10 settembre 2013

Il guru è nudo

Non è dato conoscere l'intero discorso tenuto da Casaleggio a Cernobbio (il testo è stato annunciato sul blog di Grillo e poi non pubblicato), ma il senso delle sue parole è evidente dalle citazioni riportate dai giornali.
Il "guru" ha spiegato il web al pubblico di industriali e politici sottolineando quanto sia qualcosa di completamente differente dai mass media finora conosciuti: "Internet non è solo un altro media, ma è un processo di trasformazione".
Li ha pure messi in guardia da un prossimo futuro con poche certezze: "Giornali e Tv sono gli strumenti del potere, ma per fortuna declinano davanti alla Rete".
Basta per capire che il guru dei Cinquestelle sarà pure un bravissimo imprenditore della comunicazione, ma di certo non è uno studioso dei media.
Chi ha letto qualche libro in materia, magari McLuhan, non accetta quella banale contrapposizione tra i media che fanno i ragazzi al primo anno di Scienze della comunicazione.
Chi ha studiato sa che il contenuto di un medium è sempre un altro medium. E proprio per questo è difficile comprenderne le caratteristiche più tipiche.
Ciò che vale per Internet, quindi, vale ugualmente per la televisione, la fotografia, la radio, il telegrafo, la stampa e via dicendo.
Persino la "tecnologia" della parola orale contiene un altro medium, che è il processo mentale, il quale può essere rappresentato in forme diverse, come ci insegnano le persone sorde.
Insomma, ogni nuovo media non è mai qualcosa di assolutamente nuovo, ma è una sorta di accumulazione: si aggiunge ai precedenti strumenti interiorizzando le loro strutture e caratteristiche, a volte esasperandone alcune per finire a negarle, come un rovesciamento dello schema.
Certo che la diffusione della rete è un fenomeno mediatico (e quindi sociale ed economico) enorme, che ha già cambiato e continuerà a cambiare le nostre abitudini cognitive, prima ancora che sociali, ma ciò non basta a isolarla e farne un totem.
Piuttosto, è proprio grazie a Internet che oggi abbiamo maggiore consapevolezza - almeno come studiosi - delle proprietà mediali della televisione.
La contrapposizione tra Tv e Web che Casaleggio propone è quindi molto banale e troppo semplicistica, perfino sospetta, se si considera appieno il senso delle frasi in cui parla di "potere".
Già l'ho segnalato e le parole del "guru" me lo confermano: c'è un utilizzo programmatico del web da parte di Grillo e dei Cinquestelle che serve a sostenere l’immagine “anti-sistema” del movimento presso gli altri media, a cominciare dalla tv. L'unico modo per stare tutti i giorni in televisione senza subirne la capacità corruttiva è muoversi “contro la televisione”. E il modo più elevato per apparire “anti-televisivo” è l’apologia della Rete come mezzo di comunicazione opposto alla Tv, come zona libera dai condizionamenti del potere e presunto veicolo di partecipazione diretta. Il Web per parlare alla Tv.

Già il caro Marshall ci aveva avvertito: "Ogni medium è un'arma poderosa per aggredire altri media".

 

lunedì 5 agosto 2013

la citazione

L'ho scoperto con qualche settimana di ritardo, ma mi ha fatto molto piacere: un editoriale di Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, ha citato un aforisma tratto dal mio libro su McLuhan. Vero motivo di piacere è che non si tratta di una frase nota del caro Marshall, ma di una 'chicca' che era rimasta sconosciuta per più di quarant'anni. 'Sconosciuta' ma non certo 'inedita', poiché inserita in uno dei suoi libri più importanti (La sposa meccanica), ben poco letto dal grande pubblico e ancor meno approfondito dagli 'intellettuali'.

Il fatto stimola molte riflessioni, sia con riguardo al 'nostro', confermando le previsioni di De Kerckhove ("McLuhan è più adatto alle menti di oggi che a quelle della sua generazione"), sia con riguardo alle attuali condizioni del sistema mediale: oggi anche il più autorevole giornale italiano non può essere 'guida' culturale ma 'eco' delle idee più interessanti che i suoi editorialisti scoprono - presumilmente - in rete.

Peraltro, l'aforisma scelto da Stella è uno dei più divertenti tra quelli di McLuhan e si presta a ulteriori riflessioni:
"Affermare che i sondaggi siano un modo per consultare la saggezza collettiva equivale a dire di poter estrarre la radice quadrata di uno spazzolino da denti di color rosa".

http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_06/il-coraggio-di-decidere-gian-antonio-stella_86691bbc-ce62-11e2-869d-f6978a004866.shtml

domenica 21 luglio 2013

Tanti auguri Marshall

Oggi è il compleanno di McLuhan.
Il 21 luglio di 102 anni fa, infatti, nasceva a Edmonton, Canada occidentale, quasi Alaska, un bimbo che fu chiamato Marshall.
Che crebbe e studiò letteratura inglese a Manitoba. Si trasferì in Inghilterra, si specializzò in comunicazione a Cambridge. Che insegnò prima all’Università del Wisconsin, Stati Uniti, eppoi a quella di Toronto, ancora Canada. Che non scelse un punto di vista.
Che vide crescere la radio, la televisione, la pubblicità. E al loro diffondersi scrisse di una Sposa meccanica, di una Galassia Gutenberg, di molte Estensioni dell’uomo.
Che fece scalpore. Diventò il fenomeno della contro-cultura intellettuale. E “l’imbecille più convinto del secolo”.
Che fu contestato e poi dimenticato.
Che insegnò a vedere le cose nel profondo, a dubitare del proprio sentire, a capire che l’invenzione è la madre delle necessità.
Che è resuscitato vent’anni dopo la morte.
E da dieci anni vive nei libri sui mass media, nella rete di comunicazione globale, nei nodi dell’intelligenza connessa.
Ci parla di continuo e ha ancora tanto da dire.
Non possiamo che chiedergli lumi sui nuovi media, su internet, web tv e mobile.
Non possiamo che augurargli altri cent’anni di questi giorni.

http://www.huffingtonpost.it/massimo-jatosti/tanti-auguri-marshall_b_3631052.html

domenica 23 giugno 2013

L'uovo e la gallina di McLuhan

"Invece di continuare a chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina, è necessario riconoscere che la gallina è solo l'idea escogitata da un uovo per produrre altre uova".

Mentre sto leggendo il libro di Freccero sulla televisione (che consiglio), colgo improvvisamente tutta la portata di questa nota divertente frase di McLuhan.
È la pagina del libro dedicata al rapporto dialettico tra media e cultura: un medium può modificare la cultura di una società, influendo sulla strutturazione del modo di pensare delle persone? oppure si tratta di uno specchio fedele in grado di rappresentare con chiarezza quello che è già lo spirito di una società?

Ecco, smettiamo di chiedercelo e - associando "uovo" a "medium" e  "gallina" a "società" - andiamo a comprendere quanto sia profondo, potente, irriducibile, l'effetto sociale dei media.


domenica 2 settembre 2012

aforismi in forma di ipertesto

Terza Pagina è una rivista di promozione culturale edita da Armando Editore.
Segnalo la bella recensione del mio lavoro su McLuhan, dal titolo “Gli aforismi di McLuhan, profezie in forma di ipertesto”, scritta da Anna Lionetti.
Qui la recensione in formato pdf:

domenica 10 giugno 2012

quando tifa mcluhan..

A proposito di calcio, una chicca di McLuhan tratta dal mio lavoro:

"L'odio dei tifosi per l'arbitro è ben riposto: è l'unico in campo a poter passare la palla al pubblico avversario."


domenica 26 febbraio 2012

Ora la Tv sfida i valori della fama

Viviamo già da anni in un'era post-televisiva, in cui la tv non è più il medium che abbiamo conosciuto e imparato a identificare con questo termine, ma ben più di esso, una forma nuova alla cui definizione contribuiscono in modo decisivo i nuovi media digitali.

Si può anche sostenere l’inverso, cioè che solamente negli ultimi anni siamo entrati nell’era propriamente televisiva, mentre il medium che conoscevamo era fermo ad uno stato pre-televisivo. Tesi peraltro in linea con una delle leggi di McLuhan, secondo la quale solo nei periodi di transizione da un medium ad un altro è possibile riconoscere le caratteristiche più proprie del medium già noto: “l’incontro tra due media è un momento di verità e rivelazione, di scioglimento dello stato di sonno ipnotico e narcisistico imposto dall’utilizzo di un medium”.

Decidere per la prima o la seconda tesi è una questione meramente definitoria, mentre il punto centrale è il riconoscimento della discontinuità con la televisione del passato. La mia personale impressione è che ci stiamo rapidamente avvicinando ad una fase in cui questa discontinuità sarà non solo evidente ma persino esplicita.

Ne ho avuto conferma quando, nei giorni scorsi, ho girato i nostri canali televisivi fino a “Italia2” e ho scoperto il suo palinsesto di programmi non-programmi, di contenitori di spezzoni video girati direttamente dai tele-spettatori e caricati via internet. E’ il regno dei prosumer, che a Italia2 chiamano “U-Zone” e non solo. Prevedono “tante stazioni” in una “Linea 2” aperta al pubblico..
http://www.italia2.mediaset.it/linea-2/

Sul sito si legge che..

Linea 2 è una linea underground che attraversa una fascia di televisione e passa sotto la superficie di quello che si vede sempre.
È una linea che ferma in varie stazioni, e in una potrebbe esserci proprio quello che fai tu, o qualcosa che ti riguarda.

Video di gente che offre pezzi della propria vita (e a volte vite intere)…
Video autoprodotti da gruppi e cantanti.. la bellezza insieme a te, con video-arte e video sull’arte …
Tutto quello che può documentare il meglio e il peggio dell’uomo, e del mondo in cui vive….
Persone che hanno qualcosa da dire e lo dicono in un video o con un video..  
Argomenti? Tutto quello che si può dire, tutto quello che si deve dire …

C’è molto da dibattere, di certo, sul fenomeno sociale del prosumer e sulla spiccata auto-referenzialità dei nuovi sistemi mediali, ma sono anche certo che solo ora possiamo focalizzare pienamente ciò che la tv è ed è stata fin dall’inizio:

“ L’immagine televisiva sfida i valori della fama “

(McLuhan, Aforismi e profezie, Armando, 2011)

lunedì 5 dicembre 2011

appuntamento alla fiera

Se l'8 dicembre siete a Roma, vi raccomando la fiera "Più Libri, Più Liberi" e in particolare...

Tavola Rotonda

LE PROFEZIE DI McLUHAN
A cento anni dalla nascita
Interverrano:
Alberto Abruzzese, Gianpiero Gamaleri, Michele Mirabella,

Mario Morcellini, Marco Pigliacampo, Vincenzo Vita

Giovedì 8 Dicembre, ore 15

PIU' LIBRI PIU' LIBERI
Sala Rubino – Palazzo dei Congressi dell’Eur, P.za Kennedy 1, Roma

lunedì 10 ottobre 2011

Il trade-off tra identità e socialità



Segnalo la breve video-intervista, curata dall'Osservatorio TuttiMedia, ai margini del convegno "McLuhan. Tracce del futuro".



giovedì 29 settembre 2011

il gruppo Facebook sul libro

Visto che ultimamente mi son trovato a rifiutare i contatti di persone che non conosco ma che, credo, hanno letto il libro.. e visto che i miei amici abituali si sono sicuramente stancati di citazioni di McLuhan.. ho pensato di aprire il gruppo Facebook dedicato a "Marshall McLuhan. Aforismi e profezie":
http://www.facebook.com/groups/254470051264789/

Così posso disgiungere il mio profilo personale da quello del libro, dove potrò continuare a inserire liberamente citazioni, commenti, recensioni relative al volume e accettare tutte le 'amicizie' delle persone interessate.


In questo blog, inoltre, proverò a concentrarmi maggiormente sugli aspetti relativi alla Televisione, in funzione dell'intento iniziale che ho un po' tralasciato dopo la pubblicazione del volume. 

giovedì 22 settembre 2011

La Tv e la calza a rete. Conclusioni del dibattito su McLuhan


L'incontro di presentazione del libro su McLuhan si è concluso con questo bellissimo scambio con De Kerckhove a proposito di televisione, cool media e.. calze delle donne.

domenica 11 settembre 2011

Tutti i motivi del fascino di McLuhan

Pubblico il video della mia introduzione all'incontro di presentazione di "McLuhan. Aforismi e profezie", che il 13 luglio scorso ha ospitato De Kerckhove, Van Straten, Roscani, nella sede di Democratica - Scuola di Politica.
Il video completo del dibattito è disponibile sul sito di Democratica.

domenica 21 agosto 2011

Dobbiamo tutti diventare artisti

Sul sito di Democratica - Scuola di Politica è disponibile la video-registrazione integrale dell'incontro di presentazione del libro "McLuhan. Aforismi e profezie", che si è tenuto lo scorso 13 luglio a Roma.

Oltre al mio contributo, il filmato contiene quindi gli interventi di Roberto Roscani, Giorgio van Straten e soprattutto Derrick de Kerckhove, che ci ha regalato molte divertenti e intelligenti provocazioni sui nuovi media e la comunicazione, anche rispondendo alle domande dei partecipanti all'incontro.

Ha concluso l'intervento con uno stuzzicante auspicio: "Dobbiamo tutti imparare ad essere più percettivi, dobbiamo tutti diventare artisti!"

Puoi vedere (o anche scaricare) il video dal seguente link:
http://www.scuoladipolitica.it/static/magazine/Per-capire-McLuhan-il-video-del-seminario--544.aspx

domenica 24 luglio 2011

Cent'anni e molti equivoci

Si celebra in questi giorni (per la precisione, lo scorso 21 luglio) il centenario della nascita di McLuhan. Partecipo alla celebrazione con un modesto contributo sui temi di cui abbiamo parlato anche all'incontro del 13 luglio scorso: gli aforismi, le profezie, i tanti equivoci sulle sue idee.

Tra i motivi che hanno sollecitato una raccolta sistematica di frasi di Marshall H. McLuhan, oltre al fascino della figura, c’è la sensazione che si potesse fare qualcosa di più, in Italia, per rendere il suo pensiero più accessibile. Si incontra spesso un utilizzo quantomeno riduttivo se non fuorviante delle sue parole, sicuramente in articoli di stampa, a volte anche in saggi di studiosi. Si possono fare alcune considerazioni, in proposito, su tre ambiti specifici: la modalità espositiva di McLuhan, la sua capacità “profetica”, il suo contenuto “politico”.

Di aforismi, frasi a effetto, giochi parole, McLuhan ne produceva a bizzeffe, soprattutto nelle conferenze, nelle lezioni, nelle interviste televisive, ma anche nelle sue opere scientifiche, tant’è che la maggior parte delle frasi presenti nel libro che abbiamo curato sono estratte dalle sue tre principali opere scientifiche (La sposa meccanica, Galassia Gutenberg, Gli strumenti del comunicare): era un suo peculiare modo di produrre riflessione scientifica.
McLuhan aveva una grande fiducia nelle capacità delle forme orali di facilitare la riflessione. Proprio per questo non credeva fosse necessario raccoglierli sistematicamente in un volume: l’unico libro che fece che assomiglia a una raccolta di aforismi, lo intitolò “Il libro delle sonde”. Il concetto è affascinante:  ogni aforisma può essere come una sonda medica che aiuta a esaminare nel profondo le proprie idee. A conferma di questa idea, diceva: “Il lettore passivo preferisce i testi compiuti, ma coloro che sono interessati a perseguire la conoscenza ricorrono agli aforismi, proprio perché sono incompleti e richiedono una profonda partecipazione della mente.”
C’è da dire, credo, che proprio questo suo modo di produrre è stato uno dei motivi della diffusa incomprensione delle sue tesi più profonde. Sicuramente tante espressioni da lui create (“villaggio globale”, “galassia Gutenberg”, “il medium è il messaggio”) sono state ripetutamente e sempre più spesso utilizzate negli anni, ma non mantenendone sempre i significati originali, che sono molto più profondi di quelli che appaiono a priva vista. Purtroppo è lecito domandarsi, ancora oggi, se le teorie di McLuhan siano realmente visibili sotto una manciata di frasi che sono note ma che assomigliano sempre di più a quelli frasi rituali, quelle formule liturgiche, più facili da ricordare che da comprendere.

Passando al secondo aspetto: è di certo affascinante in McLuhan la sua enorme capacità predittiva, che per certi versi è inspiegabile. In molte sue affermazioni c’è una capacità di pre-figurazione e di anticipazione storica talmente forte che sembra siano state scritte oggi. Se poi si pensa che le ha scritte negli anni ’60, si resta sbalorditi a pensare su quali potevano essere stati, all’epoca, i “segnali deboli” da cui poteva aver intuito così tanto. Basti pensare che quando coniava frasi come “La televisione preferisce trasmettere procedimenti di lavorazione piuttosto che prodotti finiti” poteva vedere solo i programmi tv di quegli anni, assolutamente  composti, che tutto facevano pensare tranne che a un prodotto instabile.
Oppure quando scriveva che “L’esteriorizzazione dei sensi da parte dei media crea un cervello tecnologico mondiale” non esistevano i personal computer, la telematica, né tantomeno Internet.
Quando si legge McLuhan, non si ha mai la sensazione che si stia riferendo a qualcosa di passato, ma tutt’altro, sempre a qualcosa di molto nuovo o addirittura che sta per arrivare.
C’è da dire – pure qui – che anche il valore profetico di ciò che scriveva McLuhan non ha agevolato l’accettazione delle sue tesi. La sensazione è che molti studiosi o osservatori scettici, si siano concentrati, negli anni, su  un atteggiamento “diagnostico” di quello che poteva essere il reale valore profetico delle singole frasi di McLuhan, tralasciando la sostanza delle sue tesi.
Quanto poco gli interessasse il valore profetico delle sue teorie è indicato da aforismi come  “Il vero profeta è colui che sul futuro non dice mai nulla di nuovo” o la frase “Il futuro del futuro è il presente”.

Di certo, Il combinato disposto di un atteggiamento diagnostico degli scettici e del suo modo di scrivere ha lungamente creato, e crea ancora oggi, molte incomprensioni.
Uno degli equivoci più diffusi, per fare solo un esempio, riguarda la “profezia” del “villaggio globale”: molti studiosi concordano sul fatto che oggi è possibile comunicare in tempo reale con tutto il globo, ma nel segnalare che i rapporti sociali costruiti mediante le nuove tecnologie non hanno la solidità e il valore di quelli tradizionali, dichiarano che la profezia di McLuhan non si sarebbe avverata. La verità è la sua “profezia”, se così vogliamo chiamarla, è che i nuovi mezzi si caratterizzano per essi stessi (per le proprie strutture mediali) come promotori di nuove socialità, che hanno caratteristiche del tutto peculiari. Alcune di esse facilitano il recupero di abitudini tipiche delle comunità tradizionali (l'immediatezza, il coinvolgimento emotivo, etc.), mentre altre provocano l’insorgere di nuove abitudini, indipendenti e spesso opposte a quelle già diffuse. Il “villaggio globale” non è una comunità tradizionale divenuta grande quanto il globo, ma una condizione ampiamente inedita.

Tutto ciò si collega al terzo aspetto, il contenuto di McLuhan più “politico”, nel senso più ampio del termine. Questi fraintendimenti, infatti, derivano in buona parte dall’idea secondo la quale McLuhan fosse un apologeta dell’innovazione tecnologica, un “integrato”, se vogliamo utilizzare ancora la vecchia distinzione di Umberto Eco tra apocalittici e integrati. Non è così. Per McLuhan, i nuovi media sono una grande occasione per la ricerca, per la scuola, per le agenzie educative: analizzare i meccanismi di funzionamento dei nuovi media può contribuire a comprendere le capacità di influenza già presenti nei media tradizionali, i giornali, i libri, la pubblicità. In questo senso, anche la nota frase “il medium è il messaggio” significa molto di più di quello che spesso si ripete nei contesti più disparati. Non tanto che la forma è più importante del contenuto, ma che, per dirla con le sue parole: “Il contenuto di un medium è il succoso pezzo di carne con il quale il ladro tecnologico distrae il cane da guardia dello spirito”.
E McLuhan non era un integrato anche perché denunciava fortemente questa mancanza di consapevolezza circa gli effetti dei media sui comportamenti individuali e collettivi delle persone. Parlava di “sonno ipnotico” nel quale finivano per cadere tutti coloro che non erano in grado di esaminare i media con la dovuta attenzione. Mentre ancora si dibatteva, negli anni ’60, sui totalitarismi che hanno attraversato il secolo scorso, McLuhan era già preoccupato del diffondersi di una nuova forma di totalitarismo, più subdolo, meno visibile, fondato sull’utilizzo dei media di massa. Da un lato, denunciava – già all’epoca, oggi avrebbe fin troppi esempi – la manipolazione delle notizie come “merci”, fatta degli operatori dell’informazione. Un aforisma: “Quando si scrivono le notizie come se fossero trasmesse da un solo uomo per un altro uomo, c’è sempre il rischio che un tipo pericoloso di uomo si insinui al posto di controllo”.
Dall’altro lato, diceva che il pericolo del totalitarismo tecnologico si basa anche semplicemente sull’utilizzo commerciale e acritico dei media di massa.
“Anche quando il signor Luce si accontenta dell’irresponsabile manipolazione delle tecniche mediatiche senza mirare a conseguire un diretto potere politico, tuttavia l’effetto del Balletto Luce è politico: dalla scena di questo potente intrattenimento emerge un pubblico rapito, inerme, sconsiderato”.

martedì 5 luglio 2011

Presentazione del libro: mercoledì 13 luglio, ore 18.30, Roma


A cento anni dalla sua nascita, trent’anni dopo la morte, Marshall McLuhan resta uno dei protagonisti del dibattito culturale sui temi della comunicazione e dei media.

Democratica – Scuola di Politica presenta il volume "Marshall McLuhan. Aforismi e profezie", un libro curato da Marco Pigliacampo che raccoglie riflessioni e idee del grande studioso.

Alla presentazione, mercoledì 13 luglio 2011 alle 18.30 in via Tomacelli 146, a Roma, parteciperanno:

- Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program dell’Università di Toronto
- Giorgio van Straten, membro del Cda Rai e scrittore
- Paolo Gentiloni, responsabile Ict del Partito democratico
- Marco Pigliacampo, curatore del volume

Introdurrà Salvatore Vassallo, direttore di Democratica.

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lunedì 4 luglio 2011

Libertà e potere. oggi, in rete

Qualche giorno fa ho partecipato alla presentazione dell'ultimo libro di Carlo Formenti "Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro", edito da EGEA, di cui ho trovato in rete questo ottimo estratto dal titolo "Net economy, i guru pentiti rileggono McLuhan".
Il dibattito stimolato dal libro è stato intenso e vivace, con i contributi pertinenti di Formenti e vari ospiti. Nei giorni seguenti ho riflettuto su alcune delle considerazioni ascoltate e ho focalizzato una serie di tematiche che penso debbano essere poste al centro dell'attenzione degli studiosi, su cui credo bisogna ancora produrre un maggiore approfondimento.

- La crescita mondiale di una nuova forma di capitalismo che non si fonda sul lavoro né sul contributo ricompensato di lavoratori.

- La sempre più crescente sostituzione di forme di lavoro intellettuale con algoritmi semantici in grado di produrre contenuti da contenuti.

- Il diffuso utilizzo da parte delle aziende della net economy di forme di produzione tacite, spesso involontarie, sempre gratuite, almeno nel senso di non ricompensate in denaro.

- La proliferazione in rete dei cosiddetti prosumer, cioè tutti coloro che sono al tempo stesso produttori e consumatori delle "merci" di informazione che scrivono, segnalano, leggono, condividono.

- Le forme di "libertà obbligatoria" che sono tipiche dei più popolari sistemi di condivisione e social networking, i quali producono schemi sempre più sofisticati e irretenti, dentro i quali i soggetti che li popolano esercitano un tipo di libertà che assomiglia molto (per dirla con Gaber) a "una chitarra buttata lì: ognuno suona quello che vuole e tutti suonano quello che vuole la libertà".

- Il problema degli algoritmi di ricerca semantica (a cui ho già accennato) utilizzati dai motori di ricerca, dai siti di social network e dai nuovi browser, che sempre più potentemente sono in grado di profilare gli utenti sui loro comportamenti in rete consolidandone le abitudini fino a definirne confini sempre più invalicabili.

- La crescente polarizzazione delle diversità, siano esse geografiche, sociali o culturali: contrariamente alla promessa iniziale della rete come luogo di incontro mondiale, le istanze distanti non solo sono ancora distanti ma rischiano di essere progressivamente ancorate a posizioni di lontananza.

Penso si tratti di temi assolutamente prioritari, che hanno radici lunghe ma che oggi si manifestano con così tanta chiarezza da divenire urgenti. Credo che il contributo degli studiosi può essere utile alla classe politica a comprendere meccanismi della nuova economia che vanno necessariamente monitorati e governati. Oggi, mi pare, abbiamo consolidato maggiori capacità di analisi rispetto a quando McLuhan, allarmato, scriveva riferendosi ai suoi colleghi che..

Parlare sempre di libertà e mai di potere è il risultato di una diffusa confusione mentale.

lunedì 27 giugno 2011

Il McLuhan odierno

Riporto anche qui il commento alla pubblicazione di "Aforismi e profezie" che mi ha chiesto la rivista MediaDuemila per la sua newsletter.


L’opera di selezione, classifica e revisione degli aforismi ha comportato tre anni di lavoro e si è rivelata più faticosa di quanto inizialmente ipotizzato. Tuttavia, il risultato finale ripaga ampiamente il tempo impiegato, dando alle stampe la prima raccolta completa in lingua italiana degli aforismi di Marshall McLuhan, un prezioso mosaico di oltre 800 frammenti che appare per la prima volta in tutto il suo splendore. All’interno delle pagine del libro, l’esteso e variopinto pensiero di McLuhan appare intensamente mobile, spesso incompiuto, a volte contraddittorio, mentre è intento a utilizzare iperboli e paradossi per disegnare immagini assolutamente affascinanti. Il volume, edito da Armando Editore nella collana diretta dal prof. Abruzzese, raccoglie citazioni che provengono soprattutto dalle principali opere di McLuhan. Ogni capitolo si apre con un meta-aforisma e propone i successivi pensieri raggruppati per temi (ad esempio, il denaro, il consumo, la moda, la pubblicità, la televisione, eccetera).

Forse McLuhan avrebbe optato per un accesso casuale ai suoi aforismi, confermando il suo stile originale e orgogliosamente anti-accademico. Eppure il raggruppamento delle citazioni per tema e opera agevola l’accesso alle sue tesi. Riferendosi agli anni di pubblicazione delle opere originali, il volume ristabilisce un percorso di riflessione che gli studiosi italiani hanno avuto difficoltà a seguire, poiché le edizioni italiane delle opere furono pubblicate in ritardo e senza rispettare la sequenza di produzione. In particolare, la prima importante opera (La sposa meccanica, scritta nel ‘51) arrivò in Italia solamente nell’84, quando già molti nostri intellettuali avevano accusato McLuhan di essere un “integrato”, cioè di sostenere acriticamente il progresso tecnologico. Accusa che avrebbe perso consistenza se paragonata al durissimo attacco alla società dei consumi che rappresenta La sposa meccanica.

Oggi, che tutti gli studiosi di comunicazione riconoscono il valore fondamentale delle tesi di McLuhan, è anche diffusa una forte attrazione per gli aforismi e le profezie del professore canadese. Uno dei motivi di questo fascino sta, senz’altro, nella concisione del genere e nella sua capacità di concentrare idee complesse in testi concentrati. Ma sicuramente c’è anche l’adattabilità di questi frammenti di conoscenza alle menti odierne, abituate da Google e da Wikipedia a pensare in maniera ipertestuale.
Lo segnala Derrick de Kerckhove proprio nella postfazione che chiude il libro: “Oggi le persone trovano che le sequenze di frasi scollegate siano perfettamente accettabili come modalità di conoscenza. E utilizzano Google come un infinito ipertesto. McLuhan è perfetto per i nostri tempi, perché il suo stile è più adatto alla predisposizione mentale dei lettori di oggi che di quelli del suo tempo”.

sabato 11 giugno 2011

tutto i libri in Google.. anche il mio

Neanche ho fatto in tempo io stesso a darne l'annuncio in questo blog!
E' incredibile la velocità (un paio di giorni dalla pubblicazione..) con cui Google Libri ha reso disponibili in rete le pagine scannerizzate di ampia parte del mio libro "Marshall McLuhan. Aforismi e profezie", edito da Armando Editore, Roma.
Il libro celebra il centenario dalla nascita di McLuhan con una raccolta ragionata di sue citazioni, che ho selezionato a partire dalle sue opere principali. Il lavoro è impreziosito da una postfazione di Derrick de Kerckhove ed è stato pubblicato nella collana diretta da Alberto Abruzzese.
I romanzi futuristici degli anni '90 immaginavano nuove "realtà" prodotte dalla Rete ("il cyberspazio"). Oggi, al contrario, sembra che la Rete si stia progressivamente impossessando della realtà..

mercoledì 8 giugno 2011

Quando un convegno non fa primavera

Avendo partecipato sia al Convegno di Napoli (più accademico e informale, dedicato agli studenti) sia al Convegno di Roma (più istituzionale e formale, destinato ai giornalisti), ho avuto chiara la percezione di come si possa parlare di McLuhan e del suo lavoro in modi diversi e secondo differenti prospettive. Li ha accomunati la simpatia e la passione per la ricerca che scaturisce da ogni parola di Derrick de Kerckhove. E’ una passione che proviene dalla conoscenza diretta di McLuhan e, in particolare, dall’aver scavato a lungo, per molti anni, nelle parole del suo maestro.

Ecco, se c’è un aspetto che mi ha disturbato dell'evento di Roma (quello più pubblicizzato) è che ho avuto impressione che diversi relatori non conoscevano abbastanza il pensiero di McLuhan, specialmente gli italiani. A parte Giampiero Gamaleri (vero cultore della materia), ci sono state considerazioni interessanti da parte di Vincenzo Vita (sul “doveroso utilizzo politico degli insegnamenti di McLuhan”) e da Mario Morcelini (sulla durevole incapacità della comunità scientifica italiana di riconoscere la radicale originalità del pensiero mcluhaniano). Per il resto, tante chiacchiere, ambiguità, poca profondità.

Non a caso, molta parte della ricca rassegna stampa post-evento appare quantomeno scettica. Ad esempio, mi ha colpito un pezzo della rubrica Telepatia sul sito di Nova – IlSole24Ore, dove ho letto commenti come “il tentativo di mettersi sulle tracce del futuro ha restituito in buona parte slogan già noti, invece che concetti avanguardistici o interpretazione di segnali deboli” e “il proposito di organizzare un evento ispirato allo studioso canadese non solo nel metodo, ma anche nel merito sembra difficilmente realizzabile”.

Il problema non sono questi commenti sul convegno romano, peraltro condivisibili, ma il corto circuito che provocano allorquando il giornalista di turno si spinge a considerazioni sul pensiero di McLuhan, in base a quella deprecabile ma purtroppo diffusa abitudine per cui chi vede la grattata pensa di poter parlare anche del prurito. E pertanto: “più che a McLuhan, il tempo sembra aver dato ragione ai suoi critici” e ciò basta a “mettere in guardia contro il rischio di celebrazioni nominaliste”.

E’ persino paradossale, poi, che a giustificare tali tesi arrivino argomentazioni come la seguente:
“per quanto riguarda la televisione, le predizioni del canadese (come quella secondo la quale il media del futuro, quale che sia, includerà la televisione come suo contenuto, non come suo ambiente, che cozza ad esempio con la realtà delle TV connesse) valgono le analisi e le ricerche dei suoi detrattori, come Raymond Williams, che per primo acutamente propose la nozione di flusso televisivo”.

Beh, mi scuso con tutti, in particolare con Paola Liberace di Telepatia, ma sicuramente avremo modo di approfondire il tema, mentre ora è troppo forte la tentazione di sorridere, trasformarmi in Woody Allen, andare a prendere McLuhan fuori schermo e fargli rispondere ancora una volta:
 “You mean my fallacy is wrong?”.

sabato 21 maggio 2011

convegno 30 maggio a Napoli

 Convegno

Marshall McLuhan e il sapere digitale:

100 anni dopo

Auditorium InCampus, via Mezzocanone 14, Napoli

Lunedi 30 maggio 2011, dalle ore 10 alle 16

 

Sono stato invitato dagli organizzatori a intervenire al convegno per coordinare un "workshop di intelligenza connettiva" sul tema degli  aforismi di McLuhan.

Il programma prevede interventi di Norman Doidge, Derrick de Kerckhove, B. W. Powe.

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